Rossa come il Chianti, verde come i cipressi.

tessamatozza_firenze

Il mattino il sole spunta con calma a Firenze. E mentre ti rigiri ancora nelle lenzuola che durante la notte sono finite ai piedi del letto, le campane del duomo risuonano, i turisti si muovono, il caffè ribolle nella moka. Ogni nuovo giorno profuma di strade pulite, di cialde per il gelato appena tostate, di schiacciata sul banco del pane, di acqua d’Elba quando imbocchi via dei Calzaiuoli. Qui in centro è sempre così. E a volte mi rivedo nelle cartine della città, nei volti estasiati di chi guarda la cupola, nella prima volta che ho assaggiato la sbriciolona. Poi, però, mi ritrovo nel tramonto in terrazza tra l’odore delle piante e le case che sono sempre così basse che riesci a vedere cosa c’è oltre il cemento, nell’abitudine della spesa a Sant’Ambrogio tra la verdura e l’odore dei coccoli appena fritti, nel Lungarno che arriva giù fino alle Cascine, nel bus con cui scopri un’altra Firenze dove si sente solo il fragore degli alberi. Così sono passata da essere una turista con lo zaino in spalla ad avere in mano le chiavi di casa, ma sempre con lo zaino in cui cercarle. E poi tutta la lentezza di rimandare la visita al museo, di sbagliare strada e scoprire quella pasticceria con le ceramiche siciliane e il pistacchio ovunque, di trovare una zona qualunque in cui si susseguono negozi vintage e di finire in una villa appena in periferia dove sorseggiare vino circondata dal paesaggio toscano, quello delle cartoline. Il giornale della città sulla scrivania per leggere gli appuntamenti in programma, qualche nuovo artista a Piazza della Signoria, la felicità  di fare un giro sul carosello, la routine quotidiana allo IED. In un libro interamente in bianco e blu ho inserito un capitolo rosso come il Chianti, verde come i cipressi, che all’inizio era pieno di punti e poi ha iniziato a diventare fluido e morbido come una crema, grazie anche a quelle mani che mi hanno rubato i fogli e hanno iniziato a scriverlo insieme a me. Firenze è come il suo sole, nasce piano e piano la assapori. Buona come il panino di Amorino, il pomeriggio, sulle scale a Piazza Santissima Annunziata.

TM

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