Pizza, Pasta, Mandolino e Dolce & Gabbana.

tessmatozza_D&G

Una volta mi hanno chiesto: “Se fossi un paese, quale vorresti essere?” e io subito ho pensato “Italia!”.
Potrà sembrarvi strano perchè di questo stivale qui ci lamentiamo sempre e non ci piace mai nulla e sono meglio i croissant di Parigi, le cabine telefoniche di Londra, la Merkel a Berlino e Times Square a New York.Ma perchè difatti il mondo è bello tutto.
Non vogliamo mica dimenticarci la fioritura dei ciliegi in Giappone o Carmen Miranda con la frutta in testa che ci ha fatto credere che le donne brasiliane andassero in giro così!?
Eppure, io avrei sempre risposto: Italia.
E quando poi ho visto la collezione di D&G per la S/S 2016 e me ne sono innamorata perdutamente, ho capito bene il perché del mio colpo di fulmine. I vestiti con i limoni, la gonna di pizzo nero con le balze, il caftano con le maioliche e i sandali con i pon pon. E se non fossi Italiana, lo percepirei lo stessto il calore, il gusto e le accese cromie di quello che poi in fondo chiamano “il bel paese”. Ed un movito ci sarà. I limoni, quelli siciliani. Il pizzo, quello che indossavano le donne anni’ 50 della Dolce Vita. Le maioliche, quelle blu di Sorrento e Amalfi. I pon pon, e tutte le immagini piene di colori che decorano i carretti siciliani. E le modelle che alla fine hanno cavalcato a suon di selfie la passerella in corti tubini con le immagini del Colosseo, del lago di Como e dei faraglioni di Capri. E la musica di sottofondo, nient’altro che il vero simbolo di riconoscimento di chi viene dalla terra di “pizza-pasta-mandolino”, una di quelle melodie tutte “all’italiana”.
D&G hanno portato in scena la nostra terra che nella sua piccola grandezza è uno dei posti più belli con tutta l’arte, la storia, il cibo e le tradizioni che sono quelle di casa nostra.
L’Italia non è solo il paese che vorrei essere ma anche quello dove vorrei tornare.
Ogni volta che prendo un aereo c’è tutta l’emozione di chi parte, conosce, scopre e si riempie lo stomaco e la vita di viaggi ma quando arriva l’ora di tornare e mi ricordo qual è il posto che mi aspetta, il velo di malinconia post-vacanza cade giù e diventa un bel tovagliolo bianco dentro la camicia, che se no poi ci sporchiamo mentre succhiamo velocemente l’ultimo spaghetto al pomodoro.
Le rose, un paio di arance come orecchini, in testa dei foulard su cui sono dipinte le città italiane, l’abito a righe blu, i grossi occhiali bianchi e rossi, la Madonna e gli angeli ché noi siamo il paese della Chiesa cattolica, la parola “Roma” scritta su ogni dove. La gonna con il David di Michelangelo, il vestito con la Torre di Pisa, la borsa con una terrazza vista mare su Palermo. Ogni singolo pezzo di questa collezione parla Italiano.
Lo so che voi non l’avete ancora visitata tutta, e vivendoci molte volte non riuscite a comprendere la sua enorme bellezza, ché solo la Puglia è lunga 425 km e io ancora non finisco di girarla tutta seppure ci sono nata più di vent’anni fa.
Ma la bellezza è spesso imperfetta, e l’Italia si ama così.

TM

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