Di Venerdì in nero.

tessmatozza_blackfriday

E dopo
quella barretta di cioccolato da mangiare sprofondando nel divano;
quelle candele profumate sparse per la casa;
quella finestra sul mare con le tende di pizzo;
c’è una sola cosa che rende felice me, mia madre, la signora di fronte, ogni donna del mondo e te:
entrare in un negozio con l’euforia del primo appuntamento ed uscire con le buste piene e la vita felice.
E se poi quel giorno lì è fatto pure di grossi numeri rossi in percentuale, l’euforia cresce e il numero delle buste aumenta!
E così quel giorno arrivò, che l’America ci ha generosamento prestato, quasi un mese prima di Natale e rigorosamente di Venerdì.
Black Friday.
Nero come le occhiaie da non dormire e appostarsi davanti ai negozi la notte del giovedì.
Nero come una busta di Chanel, che non potrebbe contenere altro se non meraviglie.
Nero come l’eleganza.
Nero come il colore delle annotazioni di guadagno che in passato i commercianti segnavano sui loro libri contabili, ché sono proprio loro i fautori del Black Friday.
E a noi cosa importa se è un’altra festa americana, se c’è la crisi e se quel giorno avevamo promesso di fare il cambio di stagione.
Il venerdì nero è entrato senza prepotenza nella lista dei festeggiamenti annuali accanto a Natale, compleanno e il primo giorno di mare.
Perchè quello degli acquisti è un momento catartico che allontana l’ansia delle bollette del gas sotto la porta, di quel messaggio che non è arrivato, di quel cliente che non ha richiamato.
E allora ci si consola così, con i prezzi da scontare, con le amiche che ti aspettano fuori al camerino per dirti che sei perfetta, in ogni caso, con altre grucce da appendere nell’armadio, con il segno dei pacchi sulle mani e con il bello di riprovare di nuovo tutto da capo quando torni a casa.
E quindi almeno per un giorno, senza sentirci particolarmente in colpa come quando non abbiamo resistito a quella torta alle fragole proprio il lunedì in cui iniziare la dieta, ci riprendiamo il nostro diritto all’acquisto senza pudore nè vergogna, giustificandoci dietro una “giornata nera”.
E seppure l’aria di Natale che si respira a Times Square, il tacchino imbottito e le vetrine di FAO Schwarz non ancora sono arrivate fin qui, noi ci accontentiamo di quel nuovo maglione di lana e quei tacchi rosa cipria.

TM

 

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