Summertime Sadness.

Il 22 Settembre ci sarà l’equinozio d’autunno e subito le foglie cadranno a terra secche e marroni. Metteremo le castagne nel forno e il pile con le stelle sulle gambe mentre leggeremo il prossimo romanzo rosa. Il 22 Settembre ci sarà l’equinozio d’autunno e l’estate rimarrà seduta in riva al mare mentre noi chiuderemo sdraio ed ombrellone. Il 22 Settembre ricominceremo ad aspettare che ritorni il tramonto la sera mentre serviamo il melone a tavola. Ma oggi è il 24 Agosto. E io me lo chiedo tutti gli anni perché l’estate non finisce a Settembre ma finisce sempre l’ultimo lunedì di Agosto come quando vedevo mio padre dal balcone riempire il bagagliaio dell’auto e sistemare le valige. L’estate in fin dei conti ci rende sempre un po’ bambini, più bambini di quando arriva Natale con i regali sotto l’albero. E io mi sento sempre così piccola l’ultimo lunedì di Agosto. Piccola per rimanere ancora un po’ nella casa in montagna della nonna; Piccola per non dovere nascondere il dispiacere; Piccola per mangiare il gelato ogni pomeriggio; Piccola per fermarmi in un posto piccolo a guardare il cielo immenso e rosa che si tira giù le nuvole dietro le colline verdi e i campi di grano. L’ultimo lunedì di Agosto è quel giorno a cui sopravvivere per sapere aspettare di nuovo; è quel giorno per poter ancora sbucciare le pesche, mettere i sandali di cuoio con le pietre blu, andare in bicicletta per le strade di campagna, abbracciarsi tutta la notte fuori e baciarsi nel fresco del mattino, ordinare due bicchieri con quelle stesse persone e scattare l’ultima foto con le maniche corte prima dell’autostrada. E mentre sbatto lo sportello la radio smette di passare i tormentoni e lancia “Summertime Sadness”. In un attimo io e Lana viaggiamo sulla stessa lunghezza d’onda e mentre lei mette il vestito rosso io tiro su il lenzuolo.

TM

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