La prima pioggia di Settembre.

A NY sono vestiti di velluto, scarpe col mezzo tacco e camicioni con scritte sulle spalle che parlano di dichiarazioni d’amore e gambe depilate. A Firenze è arrivata la prima pioggia di Settembre. Quella che scroscia, allaga tutto e diventa come giocare a campana tra le pozzanghere. Quella pioggia che rinfresca l’aria e pulisce le strade dalla secchezza del sole. Il centogrammi color verde oliva sulle spalle, le derby nere tirate fuori da un prematuro cambio di stagione, i jeans con l’orlo tagliato da cui penzolano fili bianchi di denim. A NY le modelle di Marc Jacobs hanno i dread arancioni, i fotografi sono vestiti di blu in omaggio a Bill Cunningham e le scarpe sono tutte col pelo. A Firenze si torna a respirare l’odore della schiacciata, senza sale ovviamente; Zara ha messo in vendita un chiodo verde bottiglia con il collo di montone ed è arrivata la prima pioggia con il primo tè all’arancia, il forno acceso e la t-shirt grigia lunga sulle gambe dello stesso colore del cielo. È arrivata la prima pioggia di Settembre, quella che sa di fogli di carta sulla scrivania, di maglioncini in cotone blu navy, di baguette ai cinque cereali, di sneakers bianco latte, di acqua e sale, di foglie cervone. A NY sono maglie con il volto di Trump ma “I’m not blonde” e quelle gialle di DHL, i bomber ricamati di tigri e di rose rosse e sottovesti di seta e pizzo. A Firenze è uscito l’ultimo pezzo di Nora Jones, il profumo intenso di vaniglia che viene da Lush sotto casa e le biciclette suonano ripetutamente il campanello. A Firenze è arrivata la prima pioggia di Settembre e io ho ricominciato a mettere il rossetto sulle labbra, quello che lascia il segno sul bordo del bicchiere.

TM

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